Messaggio del Presidente
Dott. Domenico Aloj
Cari Soci, Colleghe e Colleghi,
è con profonda emozione, orgoglio e un forte senso di responsabilità che assumo la presidenza della SIFE. Desidero innanzitutto rivolgere un affettuoso e sentito ringraziamento al mio predecessore Alexander Kirienko e a tutto il Consiglio Direttivo uscente per lo straordinario lavoro svolto nel corso dell’ultimo biennio.
Il bilancio positivo che ci lasciamo alle spalle, confermato dal successo del Congresso Nazionale di Roma 2025 e dei numerosi corsi di formazione regionali, traccia una strada chiara e ambiziosa. SIFE si è confermata il punto di riferimento per la divulgazione e l’apprendimento nell’ambito della fissazione esterna e della ricostruzione complessa degli arti. È mia ferma intenzione dare continuità a questo percorso.
Il nostro impegno per i prossimi due anni si concentrerà sul consolidamento di questi traguardi con un’attenzione sempre più viva verso le nuove generazioni di chirurghi. Continueremo quindi a promuovere la cultura del rigore tecnico e della curiosità scientifica attraverso nuovi appuntamenti formativi e congressuali.
Raccolgo questo testimone consapevole delle sfide che ci attendono, ma forte della certezza di poter contare sul sostegno, sull’entusiasmo e sulla competenza di ciascuno di voi. Solo attraverso la condivisione delle nostre esperienze potremo continuare a far crescere la SIFE e a rappresentare l’eccellenza della traumatologia e dell’ortopedia italiana.
Domenico Aloj
ARTICOLI DI INTERESSE
Korkmaz M, Kızılkurt T, Pehlivanoglu T, Kahraman A, Balci HI, Sen C.
Management of complex tibial plateau fractures: A comparative study of Ilizarov external fixation method with or without minimal internal fixation. Ulus Travma Acil Cerrahi Derg. 2025 Feb;31(2):194-201.
“La sola ligamentotassi del fissatore esterno non basta nelle fratture ad alta energia Schatzker V e VI”
Nelle fratture complesse del piatto tibiale Schatzker V e VI ad alta energia, l’approccio tradizionale ORIF espone spesso il paziente a complicanze importanti a causa dello scollamento periostale necessario per posizionare gli impianti. Questo studio si inserisce nel dibattito terapeutico analizzando l’efficacia del fissatore esterno circolare nel preservare la biologia dei tessuti molli.
E’ uno studio retrospettivo (quindi meno potente di uno studio prospettico) che analizza una coorte di 62 pazienti operati e seguiti per un follow-up minimo di tre anni e che si pone come obiettivo quello di capire se l’aggiunta di una sintesi articolare minima possa migliorare i risultati clinici e radiografici senza aumentare il tasso di infezioni.
I risultati emersi mostrano una netta superiorità del trattamento combinato rispetto all’uso esclusivo del fissatore sotto molteplici aspetti:
- Ripristino Funzionale e Mobilità, grazie ad una riduzione più anatomica
- Dolore meglio controllato, a testimonianza del fatto che un’articolazione ricostruita in modo anatomico tende a degenerare meno velocemente
- La rimozione precoce del fissatore contribuisce a ridurre il tasso di ritardo di consolidazione e l’incidenza e la gravità di deviazioni in varismo.
- Complicanze: non sono state registrate complicanze maggiori (infezioni profonde, trombosi venosa profonda o lesioni neurovascolari) in nessuno dei due gruppi.
L’approccio ibrido (fissatore + sintesi a minima) non aumenta il rischio di infezioni cutanee o ossee, ma permette una guarigione biologica più rapida, un ritorno precoce al carico, un minor tasso di deformità residua e, in definitiva, un ginocchio molto più mobile e meno doloroso.
Nozaka K, Miyakoshi N, Hongo M, Kasukawa Y, Saito H, Kijima H, Tsuchie H, Mita M, Shimada Y.
Effectiveness of circular external fixator in periprosthetic fractures around the knee. BMC Musculoskelet Disord. 2020 May 21;21(1):317.
“Quando una super-mega-revisione non è possibile”
L’aumento dell’aspettativa di vita e del numero di impianti di artroprotesi (TKA, THA, FHR) sta portando a un incremento parallelo delle fratture periprotesiche. Nei pazienti anziani, la presenza di osteoporosi severa e la scarsa qualità ossea rendono la fissazione interna rigida estremamente difficile e gravata da un tasso di non-union storico che oscilla tra il 30% e il 40%.
Questo studio retrospettivo analizza una serie di 19 pazienti affetti da fratture periprotesiche di femore distale o tibia prossimale, trattati con fissatore esterno circolare e seguiti per un follow-up medio di oltre 5 anni.
I risultati vedono un tasso di consolidazione del 100% con un tempo medio di unione di 14.3 settimane. A tutti i pazienti è stato concesso un carico completo immediato ed il ripristino del livello funzionale precedente alla frattura è stato ripristinato nel 68% dei casi. Non si sono registrate infezioni profonde, lesioni nervose o eventi tromboembolici maggiori. Le uniche complicanze sono state infezioni superficiali del tramite di fiches e fili di K., gestite con successo mediante antibiotici orali e medicazioni locali.
Dal punto di vista prettamente chirurgico, l’approccio con fissazione circolare (con metodica Ilizarov pura o esapodale) offre vantaggi biologici e meccanici superiori rispetto all’ORIF grazie alla possibilità di preservare il focolaio di frattura ed il relativo ematoma, il periostio e la vascolarizzazione locale. Inoltre, gli elementi di presa del fissatore esterno sono più efficaci nella stabilizzazione dell’osso porotico.
Per contro, va evidenziato che il fissatore circolare è ingombrante e spesso mal tollerato psicologicamente o nella gestione quotidiana dal paziente anziano.
In contesti clinici in cui l’invasività di un intervento di revisione maggiore d’impianto metterebbe a rischio la vita del paziente, il fissatore circolare offre un ottimo compromesso tra minima invasività chirurgica e massima stabilità biomeccanica focolaio, garantendo l’obiettivo primario nell’anziano: ripresa quanto più precoce del carico, al fine di evitare i danni letali della sindrome da allettamento.
Riflettori puntati su…

